Vi invito a leggere un estratto del mio programma, sperando di suggerire degli spunti critici per una valutazione più ampia della questione APC e di quanto ruota intorno ad essa:

Secondo me c’è un nesso che lega i temi, a mio parere cruciali per la nostra professione, dell’APC e delle indagini certificate: entrambi hanno resa manifesta la scarsa considerazione con la quale i liberi professionisti sono stati trattati dal Consiglio uscente, calpestando ogni loro dignità, declassati alla stregua di lavoratori superficiali e pasticcioni, bisognosi di essere “educati” e “formati”, tramite un’indecorosa e coatta raccolta di punti, oppure considerati come persone inadatte, inaffidabili, incapaci di produrre dati “attendibili”, buoni”, in sostanza “certificati”.
Ne è riprova incontrovertibile la modalità con la quale sono state seguite dal CNG le vicende connesse alla Circolare 349/99 ed alla stesura del Regolamento APC: tutto è avvenuto all’insaputa della base, in modo da silenziare ogni forma di proposta o protesta. Le tardive prese di posizione del CNG, mi riferisco alla questione delle certificazioni ma anche all’azione di contrasto delle NTC, avvenute a tempo scaduto, non possono cancellare una valutazione decisamente negativa sull’operato del Consiglio uscente.
Sul tema APC fa inorridire la constatazione che il nostro Presidente, a fronte di una richiesta di modifica firmata da ben 772 iscritti, non abbia mai sentito il dovere di interpellarci, così come ancora sono rimaste inevase le domande che ho posto personalmente sui motivi dell’esenzione dall’obbligatorietà per i colleghi dell’ES e degli ultrasessantacinquenni.
Questa modifica è stata evidentemente apportata per accontentare le “sfere alte” della categoria (docenti universitari, colleghi che lavorano negli Enti Pubblici, i liberi professionisti “baroni” che monopolizzano il mercato), mentre tutti gli altri sono considerati figli di un dio minore che, oltre a dover combattere quotidianamente con la crisi che attanaglia la professione, debbono spendere tempo e denaro per non essere sospesi !
Spero che soprattutto i neoiscritti si rendano conto del quadro fosco che si sta prospettando in futuro.
La scelta di presentarmi come candidato singolo deriva dal fatto che ho ritenuto necessario, dopo un’attenta riflessione, portare avanti in prima persona, senza tentennamenti o compromessi di sorta, la battaglia contro l’obbligatorietà dell’APC. In estrema sintesi, ritengo che l’aggiornamento sia più che giusto ma che debba essere reso facoltativo (come accade per gli Architetti e gli Ingegneri) di modo che ciascun libero professionista possa essere libero di scegliere le modalità, in base alle proprie esigenze di lavoro ed alle sue disponibilità economiche e di tempo. Vi sono ben altri modi per controllare la qualità del nostro lavoro (standard di lavoro, controlli negli organi pubblici da parte di personale qualificato), mentre è sempre più chiaro che con la scusa dell’APC si è innescato un avvilente business dei corsi formativi. Non può inoltre sfuggire la constatazione che si è creato un pericoloso sistema di elargizione di prebende, visto che ancora mi pare inspiegabile il motivo del rilascio di crediti formativi per i consiglieri nazionali e regionali, per chi presiede le commissioni edilzie o gli esami di stato: qui la formazione non c’entra evidentemente nulla
Ma siccome non pretendo di avere la verità in tasca, né di imporre la mia visione, e poiché ho grande rispetto per i tanti colleghi che in questi 3 anni hanno speso tempo e denaro perché hanno creduto veramente nell’aggiornamento, chiedo solo di verificare la volontà della base: al termine di questo triennio sperimentale penso sia doveroso fare il punto della situazione, verificando il reale apprezzamento dell’attuale regolamento da parte dell’intera categoria, tramite ad esempio un questionario nazionale, sospendendo nel contempo qualsiasi azione sanzionatoria nei confronti dei colleghi inadempienti.