31 sedi differenti per sfornare in media non più di 20-25 "dottori magistrali" in Scienze Geologiche mi sembra davvero uno schiaffo alla crisi ed al buon senso.
Ho letto il rapporto sul CRESME pochi mesi fa ed i numeri parlano chiaro: ecco quanti laureati magistrali in un anno (2008) Potenza 8; Ferrara 5; Benevento 8; Modena 6... sembrano quasi le rispettive temperature minime nel mese di dicembre in un bollettino meteo.
Certo che bisogna chiuderle queste sedi, ed alla svelta, prima che l'economia del paese vada al collasso; una cosa è certa, che negli anni passati l'università è stato un carrozzone pauroso, una pazzia per la spesa pubblica e nessuno che controllava o faceva indagini sul bacino di utenza, possibile che un manipolo di geobaroni sia così influente da poter determinare l'apertura di sedi di corso di laurea senza tener conto di certe regole e fare i loro porci comodi?
Ormai, c'è ben poco da discutere anche se mi dispiace per gli studenti e le loro famiglie che dovranno sostenere spese gravose per studiare fuori sede; come in ogni questione la fascia più debole viene sempre penalizzata dato che i baroni dei possibili atenei chiusi sicuramente non verranno licenziati o nè dovranno dare motivazioni sul loro silenzio-assenso su questa politica di avere l'ateneo sotto-casa.
Da questo post, molto interessante possono scaturire iniziative interessanti e riflessioni per il futuro della nostra professione e dell'università in generale. Prima di tutto bisognerebbe fare un discorso sulla edilizia universitaria carente ed inefficiente (ve lo ricordate il collegio de l'Aquila?) per consentire a tutti i fuori sede non-benestanti l'accesso all'università che più si avvicina alle proprie aspettative.
In ogni caso 6 dipartimenti mi sembrano davvero pochi, vuol dire due diparimenti per zona geografica dell'Italia; sicuramente bisognerebbe sopprimere quei corsi di laurea che sono collocati a distanze "minime" l'uno dall'altro valutando contestualmente il numero di iscritti e laureati all'anno.
Purtroppo questo carrozzone di università lascerà nei guai le nuove leve e il futuro della professione di Geologo.
D'altra parte non posso dare la colpa solo hai professori universitari, è come al solito una questione culturale del nostro paese nel senso che manca una cultura ed una sensibilità per le problematiche geologiche senso lato ed ambientali in generale.
In altri paesi civili, forse, alla luce della fragilità geologica del nostro paese (scusate se, da geologi, banalmente ve lo faccio notare) si sarebbe pensato di istituire ad esempio una facoltà di Scienze della Terra o di Ingegneria Geologica (non geotecnica) e non di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali come lo è stato fino ad ora, all'interno della quale confluirebbero corsi di laurea afferenti ai settori scientifico disciplinari tipicamente geologici per tradizione e quelli che si avvalgono di contenuti più avanzati tipo telerilevamento e prospezioni geofisiche. In questa maniera si otterrebbe il triplice vantaggio, e cioè:
1) di eliminare la concorrenza con gli ing.ambientali, così paventata da noi geologi.
2)Evitare sprechi nelle università (che poi è tutto).
3) Formare laureati qualificati.
Questa è solo una mia visione, tra l'altro sostenuta anche da pochissimi dei miei baroni (che sicuramente non hanno nè il tempo nè l'interesse a discuterne in un forum, ma lo faccio volentieri io al loro posto, per fare un po di informazione), che per essere attuata necessiterà di una stretta di mano tra due categorie diverse, ma penso necessaria. Tra l'altro dato che la questione principale è quella culturale vi ricordo che anche gli ingegneri ambientali (ne conoscono diversi, e nessuno di loro si occupa di geotecnica)non se la passano certo bene, molti di loro si devono improvvisare struttristi con conseguenze anche pericolose dal punto di vista della sicurezza. Molti tra loro ragionano nei seguenti termini: "Per quale motivo devo scegliere l'indirizzo difesa del suolo se a nessuno frega qualcosa delle tragedie annunciate? Allora scelgo l'indirizzo infrastrutture ed trasporti!".
Ecco i risultati nel creare corsi di laurea spuri, tra l'altro tutta questa bella visione che ho appena dato è al netto della questione (cmq generale) di quelli che lavorano sempre e non ti fanno lavorare, o ti lasciano le briciole, perchè intrallazzati coi politicanti del Comune fino alla loro abdicazione.
In quest'ultimo caso sono troppi anche 10 laureati all'anno per intraprendere la professione in maniera sana, senza ricorrere a scorrettezze così tanto paventate dalle vecchie cariatidi della professione.
Fatemi sapere voi che ne pensate, è una follia utopica, magari in futuro?
Poi se uno vuole studiare i fossili se li approfondisce in un dottorato o va a Scienze Naturali che tra l'altro avrebbe più competenze per tutte le speculazioni tafonomiche e paleo ambientali.
Bisognerebbe puntare tutto sul rilevamento sul campo e nella elaborazione ed interpretazione di dati geotecnici e soprattutto geofisici, almeno il privato potrebbe assorbire un po di laureati nel nostro settore.
Solo allora non avremmo più da rimproverare all'università italiana.

Notte a tutti!