Io ho firmato la petizione, anche se la denuncia fatto da tanti colleghi sulla sleale concorrenza che spesso ci fanno i docenti universitari (che hanno mano d'opera e strumenti gratis, ovvero pagati da noi) è più che condivisibile.
Ma secondo me questo ha poco a fare con la chiusura di tutti questi Dipartimenti (per inciso nella petizione si danno sempre dei limiti numerici, non sono esperto, ma non penso che si pretenda che tutto rimanga invariato). Voglio dire che se scompariranno tanti Dipartimenti di Scienze della Terra non è che ai Baroni verrà impedito di invadere il nostro campo: per evitare questo basterebbe regolamentare le gare, ovvero togliere la possibilità ai Docenti di iscriversi all'Albo Professionale, allora sì che risolveremmo il problema alla radice.

Sullo stato attuale dell'Università italiana sono decisamente critico, avendo vissuto l'esperienza (per me drammatica) di svolgere una docenza a contratto all'Università di Chieti e Pescara: un corso di 40 ore in poco più di 2 mesi, un vero tour de force (per me ma sopratutto per gli studenti) pagato una miseria (2000 Euro lordi, comprensivi di tutte le spese, per cui la remissione è stata certa). Ma qual è il problema ? Il Dipartimento di Scienze della Terra di Chieti (che non so fra l'altro se sarà uno di quelli a rischio, ma temo di sì) ? Secondo me la madre di tutti gli errori è stata la riforma 3+2 che ha ridotto l'Università ad un "esamificio" con gli studenti che debbono rincorrere gli esami con scadenze ravvicinate, senza avere il tempo di assorbire le nozioni: in 2 mesi ho fatto loro il programma che, al tempo della laurea quadriennale, si faceva in un anno !
Ovviamente anche il fiorire di tante micro-università (sappiamo tutti per quali fini) è stato dannoso, ma nella petizione si definiscono comunque dei numeri minimi.

Infine, proprio perché sono un libero professionista, mi rendo conto che, a lungo termine, un calo degli iscritti (già in atto da anni) che diventerà inarrestabile con la riduzione delle sedi in Italia, avrà conseguenze mortali per la nostra categoria: senza ricambio generazionale non avremo futuro e (egoisticamente parlando) non avremo nemmeno giovani che ci consentiranno di avere un minimo di pensione, visto che gli iscritti anche all'EPAP caleranno vistosamente.

Sarebbe invece compito dei politici di prendere atto che i geologi sono NECESSARI, che bisogna investire risorse per formare nuovi geologi, se si vuole una volta per tutte iniziare una vera opera di prevenzione territoriale: ci sarebbe lavoro per tutti, liberi professionisti, geologi nelle PA, negli istituti di ricerca. E invece qui ci stiamo scannando tra poveretti, lavorando al ribasso più spinto e con la prospettiva di lasciare la "ciccia" alla neonata corporazione delle indagini certificate dal Ministero.
Un Governo serio dovrebbe invece promuovere la nostra attività, favorendo l'iscrizione al nostro Corso di laurea, facendo capire all'opinione pubblica l'importanza del nostro ruolo, in poche parole fare uno sforzo per cercare di vedere con uno sguardo più ampio all'orizzonte e non limitarsi, come al solito, alle richieste contingenti del popolino