Originariamente inviato da: Alex-64
Originariamente inviato da: Paride Antolini
FONTE ITALIA OGGI

L’Ordine nazionale denuncia una carenza cronica dei tecnici nei posti cardine degli enti locali
Geologi, pochi nei ruoli chiave
Nel Lazio Genio civile totalmente sguarniti – La denuncia al Forum di Firenze

Poco spazio un
po’ ovunque, ma
soprattutto scarsa
possibilità decisionale.
L’Italia degli enti
locali riserva una manciata
di posizioni ai geologi, figura
– dicono gli interessati –
associata più a un “filosofo
della natura” che a un tecnico,
con compiti specifici e
soprattutto con un ruolo determinante
nella prevenzione
(e previsione) degli eventi
sismici, frane e smottamenti.
L’Ordine dei geologi
fa quadrato e serra i ranghi.
«È incomprensibile il ruolo
marginale che ci riservano
– tuonano la toscana Anna
Maria Fagioli e la romana
Tiziana Guida, rispettivamente
vicepresidente dell’Ordine
toscano e consigliere
di quello laziale –. Semplicemente
incredibile che
in un Paese come il nostro,
ad alta attività sismica, i geologi
nei posti chiave degli
enti locali siano poco più
che una manciata e per lo
più relegati in ruoli di secondo
piano».
Vogliono pesare di più,
essere consultati in ogni passaggio
della pianificazione
edilizia, dire la loro e soprattutto
stabilire una rete di collaborazione
con i “colleghi”
ingegneri e architetti. La
mano tesa verso gli altri professionisti
arriva nel corso
del secondo Forum nazionale
dei geologi, il 21 gennaio
a Firenze, con una sessione
interamente dedicata alla costruzione
di un dialogo con
i rappresentanti delle altre
categorie. E con la presentazione
delle linee guida sulle
Norme tecniche per le costruzioni,
un manuale per
orientarsi nell’ingarbugliata
e non sempre comprensibile
selva di disposizioni tra cui
anche l’importante capitolo
riservato all’antisismica.
«Non è possibile mettere
in piedi una seria gestione
del territorio – dicono ancora
– demandando tutto a
una sola impostazione tecnica:
bisogna lavorare insieme,
ciascuno con le proprie
competenze». Le loro le rivendicano
con forza: solo i
geologi, spiegano, sono in
grado oggi di prevedere i
comportamenti di un territorio,
solo i geologi sanno interpretare
la tenuta di un edificio
su un determinato suolo.
«Eppure siamo inascoltati
– continuano le geologhe
–. Prova ne è la presenza
dei colleghi negli enti locali,
ma soprattutto nei ruoli
chiave».
Perché non si tratta solo
di esserci, ma anche di contare,
indirizzare, decidere. E
di geologi nei posti apicali
ce ne sono ben pochi. Il
Lazio è un esempio lampante
di queste carenze. Se infatti
– come documenta un
monitoraggio dell’Ordine –
è operante un Servizio geologico
regionale che ha in
forze 15 geologi capeggiati
da un ingegnere, gli uffici
dei Geni civili ne sono totalmente
sprovvisti: su sei sedi
provinciali che hanno il
compito di esaminare i progetti
nei Comuni a rischio
sismico, non c’è l’ombra di
un solo geologo. Va meglio
in Toscana dove si contano
1.223 iscritti all’albo, 173
iscritti all’elenco speciale,
73 funzionari pubblici, 20
responsabili degli uffici enti
pubblici e solo 10 dirigenti
collocati in posti chiave.
«Il 98% dei Comuni toscani
è a rischio idrogeologico
– spiega Fagioli – 280
sui 287 totali sono a rischio
frane e alluvioni. Complessivamente,
tra abitazioni,
strutture industriali e strutture
sensibili si può stimare
che nei 280 Comuni toscani
classificati a rischio dal ministero
dell’Ambiente, ci siano
oltre 680mila persone
quotidianamente esposte a
pericolo, cifra che equivale
al 18% della popolazione regionale
». Come a dire che il
“corredo” di esperti del suolo
è gravemente insufficiente
per fare fronte a questi
numeri.
Anche le Marche annoverano
10 geologi nei posti
chiave e il Consiglio regionale
nell’elencare le norme
che indicano indagini geologiche
o morfologiche sottolinea
come molte delle disposizioni
di leggi locali sono
sconosciute e quindi mai
applicate.
Continuando i conti la
Sardegna ne annovera 50 e
un pugno di norme che fanno
riferimento alla nomina
di esperti nei comitati tecnici
degli enti locali, mentre
Basilicata e Calabria possono
contare rispettivamente
su otto figure collocate nei
ruoli dirigenziali e 50 esperti
distribuiti nei vari uffici
tecnici.


E l'Abruzzo del terremoto? Nessuno che ne ha fatto un report? L'Abruzzo senza neanche un Servizio geologico Regionale?
A livello di Consiglio Nazionale nessuno rappresenta l'Abruzzo?



Alessandro non ti preoccupare..già preso provvedimenti!!