Fonte Italia Oggi
Inammissibili i due emendamenti (sponsorizzati dal ministero del lavoro) al dl milleproroghe
Casse senza corsia preferenziale
Niente integrativo al 5% e sanatoria per over 65. Per ora
DI IGNAZIO MARINO
Una giornata da dimenticare
per le casse di previdenza.
Le commissioni
affari costituzionali e bilancio
del Senato hanno ritenuto
inammissibili i due emendamenti
al milleproroghe (A.S. 2518) contenenti
la possibilità di innalzare
il contributo integrativo sulle
prestazioni professionali dal 2 al
5% e la sanatoria sui contributi
previdenziali rivendicati dall’Inps
ai professionisti pensionati che
non li hanno versati. Un’inammissibilità
che, comunque, era
già nell’aria sin dalle prime ore
del pomeriggio di ieri. Gilberto
Pichetto Fratin, relatore di maggioranza
in commissione bilancio
del senato, rispondendo ad alcuni
giornalisti prima dell’inizio dei lavori,
ha infatti subito annunciato
che «ciò che non era proroga
difficilmente sarebbe rimasto».
Intorno alle 17, poi, la conferma.
Entrambi i correttivi (2.0.225 e
2.0.226) erano stati proposti da
Maurizio Castro (Pdl) e caldeggiati
direttamente dal ministro
del lavoro Maurizio Sacconi che
più di una volta pubblicamente
ha annunciato la volontà di tentare
la strada della corsia preferenziale
per dei provvedimenti
attesi ormai da tempo dagli iscritti
agli ordini professionali. Vediamo
meglio quali sarebbero state
le novità. Con il primo emendamento
si proponeva di modificare
l’articolo 8 del dlgs 103/96, la
legge istitutiva degli enti
di nuova generazione
(periti industriali, dottori
agronomi e dottori
forestali, chimici, geologi,
attuari, biologi,
infermieri), dando la
possibilità, previa delibera
approvata dai
ministeri vigilanti, di
innalzare l’aliquota del
contributo integrativo
fino al 5% (attualmente è al
2%). La finalità del provvedimento
era essenzialmente
quella di migliorare
le prestazioni per
coloro che smetteranno
di lavorare
fra qualche
anno. Dato che
gli enti interessati
da questa
misura scontano
il prezzo di essere nati (oppure
passati successivamente come
nel caso dei commercialisti) con il
poco generoso sistema di calcolo
delle pensioni contributivo (in
quanto a fine carriera l’assegno
sarà commisurato a quanto realmente
versato e non alla media
dei redditi prodotti negli ultimi
anni come per i sistemi
retributivi). L’emendamento,
sponsorizzato
dal ministro Sacconi,
nasceva per velocizzare
l’iter di
una riforma (nota
come Lo Presti dal
nome del suo primo
firmatario) che
ultimamente ha
subito un rallentamento nonostante
l’approvazione unanime
della camera a maggio del 2010.
L’Atto Senato 2177, infatti, giace
in commissione lavoro di Palazzo
Madama ormai da mesi. E solo
recentemente ha ripreso l’iter con
l’ipotesi di una sede deliberante
(senza il passaggio in Aula, quindi)
a patto che la Commissione
bilancio si esprima con un parere
non ostativo. Parere che sarebbe
dovuto arrivare ieri e per il quale
è stata nominata una sottocommissione.
L’altro emendamento
tocca una questione altrettanto
delicata: i contributi non versati
da parte dei professionisti che
dopo il pensionamento hanno
continuato a svolgere attività
libero-professionale senza però
versare nulla alle proprie gestioni
previdenziali e che si sono visti recapitare
l’avviso bonario dell’Inps.
È una vicenda che nasce nel 2009
e riguarda almeno 16 mila professionisti.
I quali possono archiviare
per il momento l’ipotesi di una sanatoria
come quella proposta dal senatore Castro.
Ultima modifica di Paride Antolini; 03/02/2011 17:58.