Vorrei innanzitutto premettere che non sono d'accordo con chi tende a "snobbare" la ricerca degli ordigni bellici, visto che va comunque fatta (mi limito chiaramente agli ordigni che possono essere presenti in Italia) preliminarmente una prospezione geofisica, e siccome sono ultraconvinto che questo sia uno dei tanti campi dove i geologi hanno tutte le carte in regola, non vedo perché dovremmo rinunciarvi.
Premetto inoltre che mi sono sempre occupato di ricerca geofisica, per cui mi sono limitato a segnalare le anomalie eventualmente associate agli odrigni, mentre non mi sono mai occupato, non avendo le capacità e le credenziali ben definite dalla normativa, di operare praticamente l'eventuale bonifica.
Riguardo ai metodi applicabili posso senz'altro asserire, in base alla mia esperienza, che:
è opportuno ricorrere ad indagini "speditive" nel senso che siano in grado di coprire vaste aree con un dettaglio notevole: con questo non voglio dire che siano meno precise di altre,
anzi...
Di norma (mi riferisco anche a quanto circola nelle pubblicazioni internazionali di Geofisica) si utilizza:
1) il magnetometro, preferibilmente in configurazione gradiometrica,
2) il metodo TDEM (elettromagnetismo nel dominio del tempo), ad es. EM61 Geonics utilizzato dall'US Army
3) il metodo GPR.
Sopratutto i primi due consentono infatti di fare misure con una densità elevatissima, con maglie di 1 x 0,2 m o 0,5 x 0,2 m, un requisito fondamentale per la ricerca di oggetti di così modeste dimensioni.
Al contrario fare profili di tomografia elettrica (che, a meno che il Committente non sia Babbo Natale, debbono necessariamente essere realizzati con un'interlinea di diversi metri), o di sismica non è funzionale. Fra l'altro non so quanto si riesca, con tali tecniche, a rilevare corpi di dimensioni decimetriche, sopratutto se posti a profondità di qualche metro: dovremmo piantare elettrodi con una spaziatura minima di 10 cm, ma, siccome i sistemi commerciali utilizzano al massimo 64 canali, la profondità di investigazionje potrà essere nell'ordine del metro !
Chiaramente anche i profili GPR dovrebbero essere realizzato con interlinea di 0,5-1 m e ciò potrebbe incidere enormemente sui costi.
Con il magnetometro o l'EM61 invece si coprono grosse superfici in poco tempo (all'incirca 1 ha al giorno se non vi sono grossi impedimenti).
Il vantaggio del metodo TDEM è che "vede" solo e unicamente i corpi metallici, infischiandosene delle anomalie di tipo litologico e questa è una grossa fortuna per chi deve poi interpretare i dati. E' in grado poi di lavorare anche in ambienti fortemente antropizzati.
Lo svantaggio è che raggiunge profondità relativamente modeste (circa 3 m).
Il gradiometro magnetico è invece in grado, almeno potenzialmente di indagare più in profondità, ma bisogna sempre tener conto che vale il rapporto tra le dimensioni del corpo perturbante e la sua profondità, per cui rilevare una bomba di pochi dm ad oltre 3 m è un'impresa ardua.
In effetti il Forster (che è un gradiometro) calato in foro riesce a sopperire a questo problema.
Al contrario risente anche delle anomalie litologiche per cui la fase di interpretazione dati è decisamente più laboriosa.
Il sistema è poi più influenzato dal rumore e.m. di fondo.
Sin qui ho elencato quali sono i metodi effettivamente più idonei, quelli che la comunità tecnologico-scientifica internazionale mette a disposizione (limitandomi chiaramente ai sistemi in commercio e non a prototipi a scopo di ricerca).
Bisogna però poi passare sotto le forche caudine del Genio Militare che, a quanto so, ad oggi ancora non prevede l'uso del metodo TDEM, ma solo e unicamente del Forster con tanto di maglia fittissima (non vorrei sbagliarmi ma penso sia nell'ordine di 5 x 5 m o anche meno) per la realizzazione dei prefori: in pratica è il sistema che è stato adottato per la TAV, per la gioia di tante imprese che ci si sono "fatte tonde": bastava fare qualche strisciata con l'EM61, con tempi e costi notevolmente minori, ma mica siamo negli Stati Uniti !