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...nonostante la statuizione contenuta nella sentenza del Tar Lazio – Roma numero 13483 del 26 maggio 2010 e nelle altre pronunce giurisdizionali sull’argomento, i procedimenti volti al rilascio delle autorizzazioni risultano caratterizzati da ampia discrezionalità (anche per l’incertezza interpretativa delle norme vigenti) e dalla conclusione entro termini non proporzionati al principio di efficienza della Pubblica Amministrazione.
FENOMENO DA EVITARE
È proprio questo il fenomeno da prevenire, in quanto potrebbe determinare finanche un sovvertimento della ratio legislativa su cui si fondano le circolari ministeriali: si pregiudicherebbero gli interessi degli utenti finali, che risulterebbero destinatari di servizi resi da pochi centri non eccellenti sotto il profilo qualitativo e non uniformemente distribuiti nel mercato di riferimento


Questa parte mi sembra particolarmente significativa. Ogni tanto qualcuno ricorda ai ministeriali che non sono altro che pubblici dipendenti, non feudatari medievali.


"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761
P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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a parte la giungla di leggi che si intersecano si contraddicono e si nidificano per cui il privato cittadino si perse e deve per forza ricorrere ad avvocati esperti di dirito amministrativo, oltre all'aspetto positivo evidenziato da Mcoy io non ho ancora ben capito la sintesi che mi sembra ancora un poco ambigua.
c'è qualche anima buona che me la può spiegare?


michele conti
fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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FONTE ITALIA OGGI

L’Ordine nazionale denuncia una carenza cronica dei tecnici nei posti cardine degli enti locali
Geologi, pochi nei ruoli chiave
Nel Lazio Genio civile totalmente sguarniti – La denuncia al Forum di Firenze

Poco spazio un
po’ ovunque, ma
soprattutto scarsa
possibilità decisionale.
L’Italia degli enti
locali riserva una manciata
di posizioni ai geologi, figura
– dicono gli interessati –
associata più a un “filosofo
della natura” che a un tecnico,
con compiti specifici e
soprattutto con un ruolo determinante
nella prevenzione
(e previsione) degli eventi
sismici, frane e smottamenti.
L’Ordine dei geologi
fa quadrato e serra i ranghi.
«È incomprensibile il ruolo
marginale che ci riservano
– tuonano la toscana Anna
Maria Fagioli e la romana
Tiziana Guida, rispettivamente
vicepresidente dell’Ordine
toscano e consigliere
di quello laziale –. Semplicemente
incredibile che
in un Paese come il nostro,
ad alta attività sismica, i geologi
nei posti chiave degli
enti locali siano poco più
che una manciata e per lo
più relegati in ruoli di secondo
piano».
Vogliono pesare di più,
essere consultati in ogni passaggio
della pianificazione
edilizia, dire la loro e soprattutto
stabilire una rete di collaborazione
con i “colleghi”
ingegneri e architetti. La
mano tesa verso gli altri professionisti
arriva nel corso
del secondo Forum nazionale
dei geologi, il 21 gennaio
a Firenze, con una sessione
interamente dedicata alla costruzione
di un dialogo con
i rappresentanti delle altre
categorie. E con la presentazione
delle linee guida sulle
Norme tecniche per le costruzioni,
un manuale per
orientarsi nell’ingarbugliata
e non sempre comprensibile
selva di disposizioni tra cui
anche l’importante capitolo
riservato all’antisismica.
«Non è possibile mettere
in piedi una seria gestione
del territorio – dicono ancora
– demandando tutto a
una sola impostazione tecnica:
bisogna lavorare insieme,
ciascuno con le proprie
competenze». Le loro le rivendicano
con forza: solo i
geologi, spiegano, sono in
grado oggi di prevedere i
comportamenti di un territorio,
solo i geologi sanno interpretare
la tenuta di un edificio
su un determinato suolo.
«Eppure siamo inascoltati
– continuano le geologhe
–. Prova ne è la presenza
dei colleghi negli enti locali,
ma soprattutto nei ruoli
chiave».
Perché non si tratta solo
di esserci, ma anche di contare,
indirizzare, decidere. E
di geologi nei posti apicali
ce ne sono ben pochi. Il
Lazio è un esempio lampante
di queste carenze. Se infatti
– come documenta un
monitoraggio dell’Ordine –
è operante un Servizio geologico
regionale che ha in
forze 15 geologi capeggiati
da un ingegnere, gli uffici
dei Geni civili ne sono totalmente
sprovvisti: su sei sedi
provinciali che hanno il
compito di esaminare i progetti
nei Comuni a rischio
sismico, non c’è l’ombra di
un solo geologo. Va meglio
in Toscana dove si contano
1.223 iscritti all’albo, 173
iscritti all’elenco speciale,
73 funzionari pubblici, 20
responsabili degli uffici enti
pubblici e solo 10 dirigenti
collocati in posti chiave.
«Il 98% dei Comuni toscani
è a rischio idrogeologico
– spiega Fagioli – 280
sui 287 totali sono a rischio
frane e alluvioni. Complessivamente,
tra abitazioni,
strutture industriali e strutture
sensibili si può stimare
che nei 280 Comuni toscani
classificati a rischio dal ministero
dell’Ambiente, ci siano
oltre 680mila persone
quotidianamente esposte a
pericolo, cifra che equivale
al 18% della popolazione regionale
». Come a dire che il
“corredo” di esperti del suolo
è gravemente insufficiente
per fare fronte a questi
numeri.
Anche le Marche annoverano
10 geologi nei posti
chiave e il Consiglio regionale
nell’elencare le norme
che indicano indagini geologiche
o morfologiche sottolinea
come molte delle disposizioni
di leggi locali sono
sconosciute e quindi mai
applicate.
Continuando i conti la
Sardegna ne annovera 50 e
un pugno di norme che fanno
riferimento alla nomina
di esperti nei comitati tecnici
degli enti locali, mentre
Basilicata e Calabria possono
contare rispettivamente
su otto figure collocate nei
ruoli dirigenziali e 50 esperti
distribuiti nei vari uffici
tecnici.


E l'Abruzzo del terremoto? Nessuno che ne ha fatto un report? L'Abruzzo senza neanche un Servizio geologico Regionale?
A livello di Consiglio Nazionale nessuno rappresenta l'Abruzzo?


Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
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[/quote]

A livello di Consiglio Nazionale nessuno rappresenta l'Abruzzo? [/quote]

DI BARTOLOMEO Giorgio - Sez. B - (Ordine dei Geologi dell’Abruzzo)
DE PARI Pierfederico SEGRETARIO(Ordine dei Geologi del Molise)
woot

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FONTE ITALIA OGGI

L’Ordine nazionale denuncia una carenza cronica dei tecnici nei posti cardine degli enti locali
Geologi, pochi nei ruoli chiave
Nel Lazio Genio civile totalmente sguarniti – La denuncia al Forum di Firenze

Poco spazio un
po’ ovunque, ma
soprattutto scarsa
possibilità decisionale.
L’Italia degli enti
locali riserva una manciata
di posizioni ai geologi, figura
– dicono gli interessati –
associata più a un “filosofo
della natura” che a un tecnico,
con compiti specifici e
soprattutto con un ruolo determinante
nella prevenzione
(e previsione) degli eventi
sismici, frane e smottamenti.
L’Ordine dei geologi
fa quadrato e serra i ranghi.
«È incomprensibile il ruolo
marginale che ci riservano
– tuonano la toscana Anna
Maria Fagioli e la romana
Tiziana Guida, rispettivamente
vicepresidente dell’Ordine
toscano e consigliere
di quello laziale –. Semplicemente
incredibile che
in un Paese come il nostro,
ad alta attività sismica, i geologi
nei posti chiave degli
enti locali siano poco più
che una manciata e per lo
più relegati in ruoli di secondo
piano».
Vogliono pesare di più,
essere consultati in ogni passaggio
della pianificazione
edilizia, dire la loro e soprattutto
stabilire una rete di collaborazione
con i “colleghi”
ingegneri e architetti. La
mano tesa verso gli altri professionisti
arriva nel corso
del secondo Forum nazionale
dei geologi, il 21 gennaio
a Firenze, con una sessione
interamente dedicata alla costruzione
di un dialogo con
i rappresentanti delle altre
categorie. E con la presentazione
delle linee guida sulle
Norme tecniche per le costruzioni,
un manuale per
orientarsi nell’ingarbugliata
e non sempre comprensibile
selva di disposizioni tra cui
anche l’importante capitolo
riservato all’antisismica.
«Non è possibile mettere
in piedi una seria gestione
del territorio – dicono ancora
– demandando tutto a
una sola impostazione tecnica:
bisogna lavorare insieme,
ciascuno con le proprie
competenze». Le loro le rivendicano
con forza: solo i
geologi, spiegano, sono in
grado oggi di prevedere i
comportamenti di un territorio,
solo i geologi sanno interpretare
la tenuta di un edificio
su un determinato suolo.
«Eppure siamo inascoltati
– continuano le geologhe
–. Prova ne è la presenza
dei colleghi negli enti locali,
ma soprattutto nei ruoli
chiave».
Perché non si tratta solo
di esserci, ma anche di contare,
indirizzare, decidere. E
di geologi nei posti apicali
ce ne sono ben pochi. Il
Lazio è un esempio lampante
di queste carenze. Se infatti
– come documenta un
monitoraggio dell’Ordine –
è operante un Servizio geologico
regionale che ha in
forze 15 geologi capeggiati
da un ingegnere, gli uffici
dei Geni civili ne sono totalmente
sprovvisti: su sei sedi
provinciali che hanno il
compito di esaminare i progetti
nei Comuni a rischio
sismico, non c’è l’ombra di
un solo geologo. Va meglio
in Toscana dove si contano
1.223 iscritti all’albo, 173
iscritti all’elenco speciale,
73 funzionari pubblici, 20
responsabili degli uffici enti
pubblici e solo 10 dirigenti
collocati in posti chiave.
«Il 98% dei Comuni toscani
è a rischio idrogeologico
– spiega Fagioli – 280
sui 287 totali sono a rischio
frane e alluvioni. Complessivamente,
tra abitazioni,
strutture industriali e strutture
sensibili si può stimare
che nei 280 Comuni toscani
classificati a rischio dal ministero
dell’Ambiente, ci siano
oltre 680mila persone
quotidianamente esposte a
pericolo, cifra che equivale
al 18% della popolazione regionale
». Come a dire che il
“corredo” di esperti del suolo
è gravemente insufficiente
per fare fronte a questi
numeri.
Anche le Marche annoverano
10 geologi nei posti
chiave e il Consiglio regionale
nell’elencare le norme
che indicano indagini geologiche
o morfologiche sottolinea
come molte delle disposizioni
di leggi locali sono
sconosciute e quindi mai
applicate.
Continuando i conti la
Sardegna ne annovera 50 e
un pugno di norme che fanno
riferimento alla nomina
di esperti nei comitati tecnici
degli enti locali, mentre
Basilicata e Calabria possono
contare rispettivamente
su otto figure collocate nei
ruoli dirigenziali e 50 esperti
distribuiti nei vari uffici
tecnici.


E l'Abruzzo del terremoto? Nessuno che ne ha fatto un report? L'Abruzzo senza neanche un Servizio geologico Regionale?
A livello di Consiglio Nazionale nessuno rappresenta l'Abruzzo?



Alessandro non ti preoccupare..già preso provvedimenti!!

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Propongo di dosare al minimo i quote che rendono poco fruibile la lettura, lasciando spazio magari ai soli link di invio ad argomenti d'interesse ...
Non so se interessa tutti ma ritengo "intrigante" il presente

http://notizie.virgilio.it/notizie/cronaca/2011/01_gennaio/31/terremoti_boati_a_fadalto_vertice_per_sapere_se_sismici,28112791.html?shrbox=facebook

il link funziona incollando nella finestra indirizzi


Ultima modifica di ElleGi; 01/02/2011 09:45.
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Fonte Italia Oggi

Una ricerca Cresme-Cnappc mette in luce i rifl essi della congiuntura economica negativa
Architetti, crisi senza precedenti
Il fatturato medio dei professionisti scende da 31 a 25,6 mila €
DI IGNAZIO MARINO

Per oltre un terzo degli
architetti italiani quella
attuale è la peggiore
crisi di sempre. Con la
conseguente riduzione del fatturato,
l’allungamento dei tempi
di pagamento delle parcelle e il
crescente aumento dell’insoluto.
Una crisi, iniziata con l’abolizione
dei minimi tariffari inderogabili
(decreto Bersani 2006), che sta
portando la professione ad una
lenta trasformazione. È questa la
fotografia scattata dal Cresme su
incarico del Consiglio nazionale
di categoria.
L’impatto della crisi. Per il 37%
degli architetti italiani intervistati
(600 rilevazioni distribuite tra gli
ordini di Milano, Como, Treviso e
Bari) quella che la professione sta
attraversando è la «peggiore crisi»
sinora vissuta. Il 22,5% evidenzia
una forte polarizzazione sul mercato
tra chi «la crisi non la sente»
e chi invece «perde terreno»; un
17,1% sostiene che la crisi si concentra
in alcuni segmenti e non
in altri mentre. Per il 19%, invece,
è in realtà una grande occasione
trasformazione. su cinque segnala, sia per il 2009
che per il 2010, la perdita di circa
un quarto del proprio fatturato.
Anche se l’erosione dei guadagni
è iniziata nel 2006 con le prime
liberalizzazioni dell’ex ministro
dello sviluppo economico Pierluigi
Bersani che come primo rifl esso
ha avuto la graduale emarginazione
delle professioni tecniche
negli appalti. Il grafi co in pagina
evidenzia come nel 2007 il fatturato
medio era di 31 mila euro
mentre oggi è di 25,6 mila euro.
Insoluto e i tempi di pagamento.
Nel 2008 solo l’11% del
campione affermava che l’insoluto
superava il 20% del giro d’affari;
nel 2010 la percentuale del campione
13% sostiene che l’insoluto è tra
il 10 e il 20% dell’attività. I tempi
di pagamento, poi, si allungano:
gli enti pubblici passano dai 100
giorni del 2008 ai 140 del 2010;
le imprese da 63 giorni a 119; le
famiglie da 46 a 81 giorni.
L’attività. Per quanto riguarda
le attività, il crollo è verticale
per la progettazione di nuove
costruzioni residenziali e grandi
diffi coltà si notano anche nella
nuova produzione non residenziale
e nelle opere pubbliche.
Segnali più confortanti vengono
dalla riqualifi cazione del patrimonio
residenziale esistente (il
36% lo vede in calo, ma il 30,7%
lo vede in crescita) e, soprattutto,
dalle attività legate al risparmio
energetico.
Il commento. «È indubbio», sottolinea
Massimo Gallione, presidente
del consiglio nazionale degli
architetti, pianifi catori, paesaggisti
e conservatori, «che la grande
maggioranza degli architetti si
trovi di fronte ad una situazione
di evidente diffi coltà. Ecco perché
occorre modifi care il modello
dell’organizzazione del lavoro,
evolvendo, anche con il supporto
di adeguati strumenti legislativi,
“le strutture professionali e la
stessa gestione degli studi”». Secondo
Lorenzo Bellicini, direttore
del Cresme, invece, «il quadro che
emerge dalla ricerca dovrebbe essere
meglio valutato, per la sua
criticità, dalla politica».

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Fonte Edilportale

Antisismica, chiesto adeguamento normativo ai moderni sistemi costruttivi
Governo: Italia in linea con l’Ue, no a vincoli che possono ostacolare la circolazione delle merci
(di Paola Mammarella)
31/01/2011 - Adeguare la normativa nazionale ai progressi scientifici nel settore della sicurezza antisismica. Alla richiesta, avanzata con una risoluzione presentata alla Camera da Benamati e Alessandri, esponenti di Pd e Lega Nord, il Governo ha risposto evidenziando l’allineamento dell’ordinamento italiano ai principi dell’Ue.
Richiesta di adeguamento normativo
Secondo i deputati, l’evoluzione delle tecniche di progettazione, i criteri e i moderni dispositivi per la dissipazione dell’energia sismica possono ridurre in modo significativo gli effetti dei terremoti. La complessità e il continuo progresso dei sistemi rende però necessario l’adeguamento della normativa vigente soprattutto in materia di competenze professionali di progettisti e collaudatori, ma anche sulla certificazione per il corretto utilizzo dei dispositivi.

http://www.edilportale.com/news/2011/01/...i_21323_15.html

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Milleproroghe: Edilizia, dagli Architetti la richiesta di ritirare emendamento su condono
02/02/2011 - "L'ipotesi di riaprire i termini del condono, previste nel Decreto Milleproroghe, è assolutamente inaccettabile. Il condono è una resa inammissibile dello Stato in quanto viene di fatto legittimato ciò che per sua natura intimamente giuridica non lo è stato e non lo potrà mai essere. L'abuso edilizio, se è tale, tale deve continuare ad essere considerato; non esiste alcuna ragione di interesse pubblico superiore nel voler ripercorrere strade che in passato hanno già dato prova di essere assolutamente inefficaci, anzi dannose. Un eventuale ulteriore condono sarebbe inoltre ingiustificato anche dal punto di vista costituzionale ledendo pesantemente i valori previsti dall'art. 9 della Costituzione".
http://www.lavoripubblici.it/news/2011/0...ndono_7711.html

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Milleproroghe: Edilizia, dagli Architetti la richiesta di ritirare emendamento su condono
02/02/2011 - "L'ipotesi di riaprire i termini del condono, previste nel Decreto Milleproroghe, è assolutamente inaccettabile. Il condono è una resa inammissibile dello Stato in quanto viene di fatto legittimato ciò che per sua natura intimamente giuridica non lo è stato e non lo potrà mai essere. L'abuso edilizio, se è tale, tale deve continuare ad essere considerato; non esiste alcuna ragione di interesse pubblico superiore nel voler ripercorrere strade che in passato hanno già dato prova di essere assolutamente inefficaci, anzi dannose. Un eventuale ulteriore condono sarebbe inoltre ingiustificato anche dal punto di vista costituzionale ledendo pesantemente i valori previsti dall'art. 9 della Costituzione".
http://www.lavoripubblici.it/news/2011/0...ndono_7711.html


Riguardo questo punto sarebbe bello se, una volta tanto, il nostro Ordine facesse sapere con chiarezza da che parte sta: se con chi continua a violentare il territorio o con chi ha veramente a cuore il nostro patrimonio ambientale.

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