Il problema è che le Università non devono e soprattutto non possono svolgere lavoro professionale
Gianluca, non riesco a capire di cosa parli. Se ti riferisci ad attivita' professionale dei singoli dipendenti dell'Universita' o ad una presunta attivita' professionale di dipartimenti interi o di facolta'.
Nel primo caso al docente a tempo pieno e' vietata l'attivita' professionale, ma quella di consulenza in privato e' permessa senza alcun bisogno di autorizzazione preventiva.
Al docente a tempo definito non e' vietato proprio nulla, tanto e' vero che puo' fare e fa attivita' professionale, senza dover chiedere il permesso a nessuno (fai un momeno un giro per una facolta' di giurisprudenza e poi raccontami se ci sono pochi o molti docenti con uno studio professionale).
Gibbo, è chiaro che i miei riferimenti sono l’Università, i professori ordinari, i professori associati ed i ricercatori.
Da loro mi aspetto attenzione alla docenza, ricerca e ben vengano le consulenze specialistiche di alto profilo. Non mi piace generalizzare ed i distinguo in questo caso sono d’obbligo, conosco professori universitari che posseggono uno
status deontico da prendere a modello.
Un ricercatore a tempo indeterminato ha l’obbligo dell’iscrizione all’Elenco Speciale, insieme a professori ordinari e associati come stabilito dalla Legge 3 febbraio 1963 n. 112 Art. 2 in quanto pubblico dipendente. Ovviamente il discorso non vale per il precario contrattualizzato a tempo determinato.
Il problema sorge quando il libero professionista si trova a dover competere con il docente universitario che esercita con il suo nome portandosi dietro quello dell’università. Non mi riferisco alle consulenze per gli studi di fattibilità delle grandi opere, ma agli studi esecutivi di progetti di piccolo e medio cabotaggio. Non di rado la spocchia di qualcuno di questi viene confusa per grande cultura, con i risultati che ti lascio immaginare.
Tra le altre coe, io ritengo che sia una cosa importantissima che i docenti si misurino col mondo professionale ed escano dai laboratori, per potersi rendere conto direttamente di come sia messa la professione in Italia e quali esigenze ci sono e su cosa sarebbe meglio preparare gli studenti che vogliono campare con quello che hanno studiato, seno' continuiamo a ritrovarci una preparazione che difficilmente riusciamo a vendere e ci toccca cominciare da zero a capire come gira il mondo reale, una volta usciti dall'universita'.
Sinceramente penso l’esatto contrario.
Credo che la ricerca universitaria debba occuparsi di codificare in forma intelligibile i suoi studi per far crescere la professionalità dei liberi professionisti e non l’opposto.
Detto da te che sei nell'università un po' mi preocupo...(passami la battuta).