Sozzi, hai ragione a dubitare che tutti siano in grado di svolgere correttamente queste prove ma ciò avviene in tutti i campi.
Non mi ricordo se il metodo è stato confrontato in Italia, ma in USA (dove in alcuni stati dell'Ovest è usato comunemente) si.
Ecco il link ai riassunti dei confronti svolti:
http://www.seismo.unr.edu/ftp/pub/louie/papers/disper/refr.html Sulla base della mia professione ritengo che valutare lo stato di un dreno con la geofisica sia un tentativo e basta.
Altro conto è tentare di individuare un orizzonte lento e di spessore significativo posto a 15m di profondità.
Qualsiasi buon geofisico chiede sempre una stratigrafia per tarare il suo modello, è un pregio ed un difetto (se la sapessi la statigrafia...).
Questi metodi avranno la loro validità in terreni a stratificazione regolare e senza eteropie, ma anche la down-hole lo ha (a meno di fare 5 sondaggi di cui uno strumentato); per cui sono giunto alla conclusione che sarebbe bene incrociare gli stendimenti.
Proprio per via di questi problemi concettuali *è bene che il geologo ne sappia il più possibile su pregi e difetti dei metodi geofisici*, a cui lui applicherà il giusto discernimento nel valutarli e applicarli rivolgendosi a persone o imprese competenti, è qui che sta il valore del nostro lavoro, perchè se anche altri sanno assegnare parametri geotecnici, solo noi conosciamo gli ambienti di deposizione gli assetti strutturali ecc.
PS la professoressa in questione forse era la Concettina Nunziata, la quale sconsiglia pure la MASW (comunicazione personale).