Salve a tutti,
vedo solo ora questa discussione, che si riallaccia molto bene a quelle fatte in passato e in particolare a quella recente sulle correzioni per passare dal valore N20 di DPSH a N60Spt.
Fin dai primi approcci alle prove in situ mi sono sempre chiesto come mai tutti i colleghi usassero disinvoltamente correlazioni per punta aperta con prove utilizzate a punta chiusa; mi sono sempre chiesto se esistessero correlazioni tra le due punte; la risposta sembra essere quella di correlazioni locali e personali del singolo professionista, sulla scorta di anni di esperienza, filtrati da numerosi gradi di cautela.
Se uno però questa "millenaria esperienza" non ce la ha ancora come fa a interpretare prove spt senza dare numeri del lotto?

Nell'alta pianura padana (escludendo quindi le aree sabbiose del Po) le sabbie pulite sono praticamente assenti; si passa da argille e limi argillosi a ghiaie con percentuali variabili di matrice limoargillosa. Facendo un sondaggio in questi terreni preferisco, per i coesivi, recuperare un campione per prove di laboratorio; per le ghiaie scelgo Spt con punta chiusa. Nelle mie zone la spt è sempre a punta chiusa proprio per il motivo che la si utilizza solo per le ghiaie (a tal proposito vorrei ricordare che non ho mai trovato in letteratura correlazioni per phi di ghiaie da prova a punta chiusa), utilizzando le correlazioni per le sabbie con punta aperta.

Purtroppo ci si ritrova sempre al punto di partenza: le prove spt così come molte altre sono nate, calibrate e correlate per le sabbie di chissà dove.... Ci vorrebbero studi italiani specifici: Un Robertson all'italiana.... Lo abbiamo?